Dall’altra parte del nero

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Il tunnel le sembrava infinito. Una grande bocca nera che aspettava di ingoiarla per non restituirla più. Le mancava il respiro, come sempre quando si trovava di fronte a un muro di pietra o di pensieri.  L’impossibilità  di vedere dove avrebbe poggiato i piedi se avesse deciso di proseguire, la terrorizzava. Immaginava ratti viscidi che sgusciavano fuori dai tombini o dal fango delle pozzanghere, pipistrelli in volo che nell’oscurità si impigliavano con le ali nei suoi capelli, tele di grandi ragni che le si incollavano al viso, mentre vedeva se stessa avanzare  in quel ventre  privo di luce e senza altro punto di riferimento che il suo intuito smarito. Non capiva perché non ci fosse alcun segno di vita in quella parte della città.  Non un lampione,  non una persona, una finestra illuminata e nemmeno i fari di una macchina che trasportava i soliti idioti della febbre del sabato sera. Dove  era finito il mondo? Spinse via i mostri e le domande e stringendo i denti si immerse nella melma nera e compatta, lo stomaco chiuso da una stretta di paura. Doveva arrivare dall’altra parte del fiume.

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