Cin cin

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Succedeva all’improvviso. I ricordi. Si facevano spazio senza una ragione evidente. Per un breve istante sentiva un odore che proveniva da lontano o percepiva tra le dita la stessa sensazione plastica che aveva avvertito in un momento preciso di un’altra vita. Poi la porta sul passato si chiudeva in silenzio così come si era spalancata.  Rimanevano soltanto una leggera sensazione di panico e il ricordo sfocato di un ricordo.

Diffidava delle persone che camminavano con la testa rivolta all’indietro. Non riusciva al liberarsi dal sospetto che le loro emozioni cantassero ormai soltanto in playback.  Questo però non le bastava per fingere che il proprio sguardo puntato ostinatamente in avanti potesse  portarla più vicona al proprio sentire. A cantare dal vivo. O perlomeno a fischiettare.

Probabilmente preferisci annoiarti in questa pacatezza tanto emozionante quanto il funerale di una vecchia zia della cui esistenza si è venuti a conoscenza solo al momento della sua dipartita,  si disse sprezzante. In tono amichevole però, perché  erano  amiche da tanto.

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