una lunghissima frazione di secondo

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La donna seduta sul lato opposto  del tavolo sembrava cercare il modo migliore per formulare una domanda poco piacevole. Quando lo fece, Clara comprese che il suo sforzo era stato inutile. La sentì chiedere brusca: “Mi dica una cosa, signora: è stata lei oppure è stato lui?” Fantastico, pensò Clara, era esattamente quello che le ci voleva, quel giorno: una sconosciuta con il camice bianco che con una sola frase richiamasse in vita il maledetto fantasma che per molto tempo aveva dormito nel suo letto, tanto che si era quasi convinta che vi avrebbe preso domicilio a vita.

Per anni il dubbio di essere lei la colpevole di quello che era accaduto l’aveva tormentata. E ora una signora incamiciata  e con il cartellino sul taschino ad attestarne la competenza, quel pensiero malsano  lo stava richiamando in vita. Per un istante lo sentì avvolgere i suoi neuroni con la stessa logora coperta di allora e avvertì il suo alito  soffiarle sulla nuca fino a nausearla. Una lunghissima frazione di secondo. Poi Clara si alzò e uscì dalla stanza senza dire una sola parola. La domanda non meritava repliche. La signora tanto meno. Il fantasma lo aveva assassinato, ora ricordava.

Il sole splendeva sulle increspature di un mare appena mosso dal vento. Quante volte, in quegli anni, aveva temuto di essere stata lei l’artefice di quanto era accaduto? Quante volte lui le aveva rinfacciato le parole pronunciate tra le risate, quando si era dichiarata disposta a vivere quel momento luminoso eppure devastante, e poi a domani ci pensiamo domani ché le emozioni non si comprano sfuse, amico mio caro! E proprio la coscienza di averle pronunciate davvero, quelle frasi, in seguito avvrebbe reso tanto difficile e doloroso convincersi che non era stata lei a tenere in mano le fila delle marionette sul palco di quel teatro. Consensualità verbalizzata, di questo si era trattato, lui glielo aveva ricordato ripetutamente, lui che le cose le sapeva dire con termini appropriati. Rinnegare il  proprio consenso fa paura. I folli  disconosco quello che hanno affermato, e girano  con indosso stracci e strani cappellini, mentre nelle mani stringono il manico delle buste vuote, e gesticolano e parlano a se stessi e ai gatti del quartiere.

Non esiste una legge  contro il plagio, perché dopo la caduta delle catene che serravano le caviglie degli schiavi, all’umanità era risultato troppo difficile definire i contorni delle sue infinite sfumature. Stranamente però tutti sembravano saper riconoscere la consensualità consensuale e nessuno pareva stupirsi di questa evidente contraddizione. Eppure, si diceva Clara mentre con le mani tracciava cerchi sulla sabbia intiepidita dal sole, tutti si meravigliano davanti a chi dichiara di conoscere il buio senza saper bene come è fatta la luce.

 

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